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domenica 3 marzo 2013

THYSSENKRUPP: NESSUNA GIUSTIZIA NESSUNA PACE

RICEVIAMO E INOLTRIAMO, PER DIFFUSIONE, PUBBLICAZIONE E DIVULGAZIONE, GRAZIE
AI FAMILIARI DELLE VITTIME, AI LAVORATORI EX THYSSENKURPP, ALL'ASSOCIAZIONE LEGAMI D'ACCIAIO LA
NOSTRA UMANA E MILITANTE VICINANZA E SOLIDARIETA', COME A TUTTE LE VITTIME SUL LAVORO E DA LAVORO,
CHE CI SPINGONO E CI DANNO MOTIVAZIONE PER PROSEGUIRE LE NOSTRE INIZIATIVE.
COMITATO 5 APRILE DI ROMA SNODO LOCALE DELLA RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI.
ORA E SEMPRE RESISTENZA. Segue comunicato.  

PROCESSO D'APPELLO THYSSENKRUPP
nessuna giustizia, nessuna pace
Dopo 5 anni dalla strage l'ennesima doccia fredda per i familiari delle vittime e gli ex lavoratori nel processo ThyssenKrupp: derubricato il reato più grave (per l'ad H. Espenhahn l'omicidio volontario diventa colposo), ridotte significativamente le pene per tutti gli altri imputati e concesso anche il dissequestro della Linea 5. Giustamente i familiari hanno occupato l'aula per ore e non sono mancati attacchi al ViceSindaco T. Dealessandri, contestato per il ruolo avuto dal Comune nella vicenda: ritiro dal processo d'Appello (in cambio di un lauto risarcimento) e soprattutto la ricollocazione di decine di ex lavoratori TK nelle municipalizzate del Comune che però, in cambio di un posto di lavoro, sono stati costretti a rinunciare alla costituzione di Parte Civile alimentando così la divisione tra i lavoratori. Una sentenza della giustizia padronale per salvare gli unici responsabili di quelle morti atroci, in una giornata funestata dall'ennesimo lavoratore morto nello stabilimento ILVA di Taranto.
Rinnoviamo ancora una volta la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari dei nostri 7 compagni di lavoro e alle famiglie di tutti i morti sul lavoro in questo Paese.
Questa sentenza infanga la loro memoria, quella dei loro familiari, la dignità stessa del lavoro e li uccide nuovamente, aprendo pericolosamente la strada dell'impunità per i loro assassini. Anche il responsabile della sicurezza C. Cafueri, che non dimentichiamo ha indotto (e per questo è indagato in un processo a parte) alla falsa testimonianza numerosi testimoni della difesa, ha visto ridotta la sua pena dopo aver piagnucolato ignobilmente dinnanzi alla Corte. Ci chiediamo con quali considerazioni gli siano state riconosciute le attenuanti!? Probabilmente per i servigi ben svolti per il suo padrone...
Come era prevedibile le richieste di pena “esemplari”, il processo “storico”, “una nuova pagina della giurisprudenza del lavoro”, sono serviti solo a contenere in parte la rabbia e lo sdegno dei familiari, degli operai e della società civile. Questa vicenda ci insegna che la giustizia italiana adotta due pesi e due misure e che la vita dei lavoratori vale meno di zero. Per questo non bisogna accordare nessuna fiducia alla legalità borghese!
Le “condanne” inflitte in primo grado sono arrivate non per la lungimiranza della giustizia ma per la puntuale e sollecita mobilitazione popolare che ha spinto in tal senso il pronunciamento della Corte. Per gli operai é difficile oggi organizzarsi e rispondere in maniera adeguata agli attacchi dei padroni e dei loro lacchè. Vengono infatti promosse a piene mani rassegnazione e sfiducia nei propri mezzi e nelle proprie risorse.
Oggi più che mai, all'indomani di questa vergognosa sentenza, sentiamo la responsabilità di chi ha affrontato una vera e propria “guerra” contro l'ingiustizia e forse non ha combattuto con tutte le armi a propria disposizione. Ma sappiamo di possederne una formidabile: la solidarietà.
Questa vicenda ci insegna che dobbiamo organizzarci meglio e con maggiore determinazione, senza abbassare mai la guardia. Continuare oggi a combattere per i nostri 7 compagni di lavoro della TK, per i morti all'ILVA, per i morti da amianto all'Eternit, per avere giustizia e sapere la verità per la strage di Viareggio e per tutti i morti nei cantieri, sulle strade e nelle fabbriche nel Nord e nel Sud d'Italia significa pretendere che venga riconosciuta la dignità del lavoro (sancita dalla Costituzione) per noi stessi e per le generazioni future, per i nostri figli.
Non ci siamo costituiti nel processo per un tornaconto personale ma per pretendere verità e giustizia in una delle peggiori vicende riguardanti i morti sul lavoro nel nostro Paese degli ultimi trent'anni.
Il Comune ha perpetrato nei confronti di alcuni lavoratori costituiti Parte Civile un atteggiamento vergognoso e discriminatorio, promettendo una ricollocazione mai avvenuta. Fassino ha promesso di sanare questa ingiustizia incontrando gli ultimi lavoratori in mobilità il 30 giugno 2011 e garantendo il proprio impegno nella ricollocazione. Ovviamente solo promesse, come quella ai tempi della campagna elettorale della Gran Torino Capitale del Lavoro...
Vigileremo su cosa verrà fatto dei soldi ottenuti come risarcimento dagli Enti locali, sulle modalità di riqualificazione delle ex aree Thyssen e su chi graveranno gli oneri della bonifica: alla TK o ai cittadini torinesi? Conoscendo Fassino e la sua politica prepariamoci! Non dobbiamo aprire noi lavoratori di nuovo le tasche come abbiamo già fatto con il suo degno predecessore Chiamparino in occasione delle Olimpiadi 2006 e per l'ostensione della sindone (per i quali il Comune di Torino è il più indebitato d'Italia e oggi si tagliano e privatizzano i servizi), o per le spese di militarizzazione della Val Susa per la costruzione della Tav.
La nostra non è solo una lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un lavoro sicuro e dignitoso. E' la lotta per affermare il nuovo che avanza, la costruzione di una nuova società.
Il nuovo assetto politico in Piemonte e in tutto il Paese vede un notevole avanzamento di consensi del M5S. I denigratori lo definiscono un non-voto, un voto antipolitico.
Noi guardiamo il risultato di queste elezioni come un segnale del cambiamento sentito e voluto da una buona parte degli italiani: rompere quel meccanismo di concertazione tipico di una classe politica vecchia e corrotta che ha fatto di inciuci, corruzione, clientelismo e promesse mai mantenute il solo e unico modo di intendere la politica. Il M5S, pur con le proprie contraddizioni, ha la possibilità di cambiare da “dentro”, ma anche fuori dai palazzi del potere, nelle piazze, questo sistema ormai in sfacelo che ci ha condotti sin qui, nella peggiore crisi economica, sociale e culturale dal Dopoguerra ad oggi. Ma soprattutto ha l'occasione di mettere al centro della propria agenda politica l'unica misura necessaria per ricostruire il Paese: il lavoro, utile e dignitoso per tutti.
Non saranno certo i Bersani, i Fassino, i Monti, la BCE o la Goldman Sachs a risolvere questa crisi! Dicono di volerlo fare ma non sanno come e nemmeno vogliono. Solo noi cittadini e lavoratori possiamo e dobbiamo essere protagonisti del cambiamento già in atto, che trasformerà questa società gestita da pochi a scapito di molti in una società nuova in cui sia riconosciuta la dignità del lavoro ed ognuno lavori secondo le proprie possibilità ed abbia secondo le proprie necessità. Una società che stiamo già costruendo sulle macerie di questo sistema economico, basato sul profitto e sullo sfruttamento, ormai in declino.

"...il capitale non ha riguardo per la salute

e per la durata della vita dell'operaio,

quando non sia costretto a tali riguardi dalla società"

(Karl Marx)

Torino, 1 marzo 2013                                                                                 Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino

sabato 9 febbraio 2013

Farmacap: presidio/assemblea sindacale

E' CONFERMATO IL PRESIDIO (con preavviso e "autorizzazione chiesto da USI dalle 9 alle 14)
e con copertura tecnica di assemblea sindacale per il personale della Farmacap Azienda Speciale Comunale di Roma Capitale, per lavoratori e lavoratrici delle farmacie comunali, del personale amministrativo e del settore sociale (telecompagnia, teleassistenza, telemonitoraggio e telesoccorso ad anziani fragili) e per USI anche per il sostegno alla vertenza e agli interventi in corso fatti dall'Unione Sindacale Italiana e dal Coordinamento lav. coop sociali, enti del terzo settore e aziende
(dove sono presenti anche strutture e delegati Cobas, Cub), con l'Amministrazione capitolina e gli Assessorati e Dipartimenti competenti, su altre situazioni dei servizi sociali, socio assistenziali, educativi (asili nido in convenzione, tra i quali anche quello gestito da Farmacap in XIII Municipio), di assistenza a disabili e a minori nelle scuole (AEC) e con svantaggio sociale, per integrazione scolastica e mediazione culturale (tra i quali i servizi a Rom, sinti), sulla riforma dell'assistenza domiciliare nei Municipi (dove il Comune, in chiave pre elettorale, propone soluzioni peggiorative e anche umilianti tipo i braccialetti agli operatori ...come se fossero detenuti, oltre ai meccanismi di difficile applicazione in una città come Roma) fino alle strutture residenziali e semiresidenziali (Case di Riposo, Centri Diurni, case famiglia) o ad attività tipo la Sala Operativa Sociale-COS press il Dipartimento XIV (ex V), su aggiornamento e formazione lavoratori e lavoratrici e per la piena tutela e salvaguardia occupazionale, salariale, di qualità dei servizi alla cittadinanza.

Su Farmacap, dove si è richiesto nella mattinata del 12 un incontro con Assessorato e Direzione Dipartimentale, si attendono le risposte sull'attuale mancato CONTRATTO DI SERVIZIO COMUNE - FARMACAP, sulle linee guida del PIANO DI RILANCIO E SVILUPPO DELL'AZIENDA SPECIALE COMUNALE che ancora è lettera morta, sull'impulso come proposto anche dal sindacato autorganizzato (presente dal 2001 con propria e combattiva RSA e Rls)
di rilancio delle FARMACIE COMUNALI DI FARMACAP, come presidi socio sanitari in quartieri popolari e a rischio di "desertificazione"di servizi pubblici, anche in sinergia con le altre attività di AASSLL, servizi socio sanitari nei municipi e distretti anche del "privato sociale" accreditati, del SETTORE SOCIALE all'interno della FILIERA DEI SERVIZI ALLA TERZA ETA', che invece è sottoposto a progressivo smantellamento e riduzione di efficacia rispetto al progetto originario e alle proposte avanzate dal personale e sostenute dai sindacati interni, alla stessa vicenda dell'asilo nido gestito da Farmacap che potrebbe avere nuovo impulso anche in zona come il XIII Municipio, dove molti nidi privati o in convenzione non riuscendo a mantenere i costi di gestione, si stanno
ritirando dai servizi educativi per la prima infanzia (un effetto negativo della tanto decantata "privatizzazione" dei servizi educativi e scolastici non a gestione diretta dell'ENTE LOCALE ROMA CAPITALE...processo sempre contrastato dall'USI fin dal 1997, con le Giunte a guida centrosinistra...). E' IMPORTANTE SOSTENERE LA MOBILITAZONE DEL PERSONALE NON SOLO DELLA FARMACAP, ma di quello dei servizi comunali gestiti da terzi soggetti
(cooperative sociali, consorzi, enti del terzo settore, onlus, aziende) che sta sopportando pesanti peggioramenti delle condizioni di lavoro, salariali e di servizio, con processi di "riorganizzazione" e ristrutturazione che vanno in altra direzione rispetto alle aspettative, in un quadro di crisi generale che
porta poi i tanti precari a non vedersi confermati i contratti di lavoro o a vedersi proporre dalle cooperative ed enti, accordi individuali di conciliazione per "stabilizzazioni" a fronte della rinuncia alle differenze retributive e contributive degli anni passati da precari e sottopagati, senza diritti contrattuali e di legge, oppure con la richiesta di aprire una partita IVA....

Il paradosso è che in alcuni casi si tratta di enti e cooperative che poi in questo periodo si "lamentano" con il Comune perchè con la riforma dell'assistenza domiciliare per anziani e disabili, non si applica il CCNL delle Cooperaitve Sociali...quando per anni a migliaia di precari questo contratto e diritti connessi non è mai stato fatto rispettare, se non quando i rapporti di forza e con il processo di autorganizzazione sindacale, non ha cambiato in meglio la situazione oggettiva e materiale (anche se questo passaggio a Roma è avvenuto solo in pochi casi, a causa della estrema ricattabilità e della "paura" di chi già lavora in condizioni precarie o che, trattandosi di forza lavoro immigrata, ha maggiori difficoltà a tutelarsi per l'intreccio tra lavoro e permesso di soggiorno).

SOSTENERE LA MOBILITAZIONE DEL PERSONALE DELL'AZIENDA PUBBLICA FARMACAP, in stato di agitazione sindacale, E' UN MODO CONCRETO PER

TENERE I COLLEGAMENTI CON QUANTO AVVIENE NEGLI ALTRI SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI EDUCATIVI E SANITARIO-FARMACEUTICI CHE SONO

SVOLTI IN FORMA ESTERNA, COLLEGARE PIATTAFORME E INTERVENTI, PER L'UNIONE SINDACALE ITALIANA, A PARTIRE DAI PUNTI CHE ACCOMUNANO

CHI CI LAVORA, PERMETTE DI AVERE MAGGIORE FORZA NEL DIBATTITO CON LE ISTITUZIONI E DI AVERE UN DIALOGO CON LA CITTADINANZA,

BENEFICIARIA E FRUITRICE DI SERVIZI E ATTIVITA'.

SOPRATTUTTO, RIBADISCONO ALL'USI, PERMETTE DI MANTENERE UN COERENZA E COMPLESSITì DI INTERVENTO, NON SOLO SINDACALE MA ANCHE

SOCIALE DI NATURA COLLEGIALE, INTERCATEGORIALE E SOLIDALE, A PARTIRE DALLA CONSAPEVOLEZZA CHE

"I LAVORATORI E LE LAVORATRICI, NON HANNO GOVERNI AMICI".

Il 14 febbraio l'USI è già stata convocata, dopo aver attivato le procedure di relazioni sindacali industriali a livlelo aziendale tramite la Rsa e Rls interna, dalla Direzione della Farmacap per il settore sociale, dove l'USI sta intervenendo tramite il componente Rsa Rls designato, anche sulle vicende dell'impatto dello stress da lavoro correlato e le questioni della salute e sicurezza in azienda e nel settore sociale. 
Segreteria intercategoriale Unione Sindacale Italiana USI fondata nel 1912

email usiait1@virgilio.it, blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com, sito nazionale www.usiait.it,

archivio storico www.usistoriaememoria.blogspot.com, giornale LOTTA DI CLASSE www.lottadiclasse.info

mercoledì 19 dicembre 2012

Resistenza Operaia: Lavorare meno, lavorate tutti!

Cari compagni e care compagne, è quasi inutile presentarci perché quasi tutti ormai ci conoscete, siamo qui in rappresentanza del comitato “Resistenza Operaia”, un comitato autonomo e spontaneo fatto di cittadini e operai Irisbus.
Ricordate la Irisbus?
È quella fabbrica situata in provincia di Avellino e che produceva autobus per il trasporto pubblico.
È davvero triste che dobbiamo usare il termine “produceva”, ma questa è la realtà e dobbiamo dire che la nostra fabbrica ora è chiusa per volontà della Fiat, della politica e dei governi che in questi anni si sono succeduti. Ebbene noi siamo già al secondo anno di cassa integrazione per chiusura dello stabilimento grazie, o meglio, a causa, di un balordo accordo sindacale che ha permesso a fiat di barattare 9 lettere di contestazione disciplinare con la chiusura e il licenziamento collettivo di 700 lavoratori.
Un accordo fatto passare anche per una finta consultazione operaia, perché nella nostra storia il sindacato non è mai riuscito, o non ha voluto dare una linea di lotta precisa da seguire e quindi, come spesso accade, si è fatta passare una “truffa” per consultazione democratica.
Comunque, nonostante tutto abbiamo deciso di non arrenderci e di continuare ad incalzare a proporre a lottare. Ma prescindendo dalla nostra individuale esperienza in questo anno e mezzo abbiamo imparato tante cose, abbiamo capito le finzioni, i raggiri, le contrattazioni su tavoli diversi: uno pubblico e partecipato e l’altro privato, nascosto, dove il compromesso e la voce della fiat fanno da padrone.
Abbiamo capito anche che però, nonostante la finta modernità gridata dai padroni noi facciamo parte di una categoria che può contare se unita, noi facciamo parte di una “classe” che può anche cambiare le sorti che ci hanno assegnato, che può ribaltare gli scenari e costruire un mondo più giusto dove l’equità sia a rialzo e non tesa alla mortificazione dei diritti e allo scontro inutile tra generazioni.
Facciamo parte di una “classe” e dobbiamo gridarlo forte e capirne il senso, senza avere paura di “muri” caduti (ovviamente mi riferisco al muro di Berlino) che pretendono di aver cancellato le parole sostituendole con altre che non sanno di niente, e che parlano una lingua che appartiene a troppi, ai lacchè, ai “benpensanti” ai poltronisti di professione meno che a noi.
Ecco perché come primo passo verso l’unità e il cambiamento dobbiamo riappropriarci dei nostri termini, delle nostre parole, della nostra lingua che parla di “padroni”, di “sfruttamento”, di “lotta”, di “classe” che sono gli unici termini progressisti, rivoluzionari e riformatori che oggi esistono.
Tutto il resto è vecchio e stantio e puzza di acido fenico.
E allora cominciamo a recuperare la struttura del nostro linguaggio dalle parole di qualcuno più colto di noi perché, forse, ci credeva di più e cominciamo a dire e a riflettere sulle parole di Antonio Gramsci che scriveva:“nella fabbrica ogni proletario è condotto a concepire se stesso come inseparabile dai suoi compagni di lavoro: potrebbe la materia informe accatastata nei magazzini circolare nel mondo come oggetto utile alla vita degli uomini in società, se un solo anello mancasse al sistema di lavoro nella produzione industriale?” e se l’operaio di una fabbrica, come dice Gramsci, è la cellula di un solo corpo allora vuol dire che per evitare amputazioni, per reagire al sopruso e allo sfruttamento è necessario legare una cellula all’altra, una fabbrica ad un’altra, una città ad un’altra e una nazione ad un’altra nazione, questa è la “classe” ed è quindi necessariamente nazionale ed internazionale e il suo fine è la lotta per l’emancipazione dal capitalismo industriale e finanziario
Non è più pensabile quindi che si continui a parlare di “competitività” anche da parte di qualche cosiddetto sindacato di lotta, perché dire che bisogna mantenere le fabbriche aperte puntando sulla competitività vuol dire salvarsi momentaneamente per affossare altri compagni, vuol dire offrire un palliativo nazionale ad una crisi che è mondiale, vuol dire che non si vuole lottare per la vera emancipazione e quindi contro il capitalismo di cui tanto si parla ma si vuole solo anestetizzare la forza lavoro che è mondiale e la cui vita dipende dalla salvezza collettiva degli sfruttati contro gli sfruttatori, altrimenti rischiamo di fare la fine del cane che si morde la coda perché ci sarà sempre qualcuno più competitivo di un altro.
E allora che fare? Unire le esperienze, studiare i modi e il sistema per reagire, è un lavoro duro e lungo, ma necessario e possiamo iniziare a mettere qualche tassello.
Possiamo ad esempio cominciare a dire che questa crisi è prodotta dal capitalismo e dai padroni, è una crisi di sistema per cui è il sistema che deve essere cambiato, poco conta il cambio di ministri se questo cambio non porterà un cambio di rotta, poco conta quale esecutivo avremo se chi si propone a guidare la macchina dice di voler continuare a nutrire con continue flebo questo mostro parassita e agonizzante che è lo spread, la finanza, le banche, il capitale.
C’è bisogno di eutanasia per questo sistema che altrimenti ucciderà noi.
C’è bisogno di un cambio di rotta, c’è bisogno dell’assalto ai granai perché non è più possibile sentire che il 90% della ricchezza è detenuto dal 10% della popolazione e a pagare siamo sempre e solo noi, operai, studenti disoccupati. Allora è inutile girarci attorno e parlare di altro, dobbiamo rispondere alla crisi non chiedendo nuovi padroni che sostituiscano i vecchi, ma dobbiamo chiedere che le fabbriche strategiche ritornino allo Stato, dobbiamo pretendere semplicemente ciò che ci spetta, scuola efficiente e pubblica, sanità senza se e senza ma, perché la salute non si delega e non si mercanteggia, lavoro non come merce ma come diritto.
Dobbiamo ribellarci alle logiche finanziare e cominciare a rimettere al centro della discussione sulla questione lavoro la necessità ed io direi l’urgenza di parlare, cercare, pretendere la riduzione di orario di lavoro a parità di salario e senza l’aumento della produzione. Questo è l’unico modo perché chiunque possa avere la sua possibilità, si diceva un tempo “lavorare meno per lavorare tutti “ è questa, ancora oggi, l’unica possibilità di salvezza.
Ridurre l’orario di lavoro avrebbe un significato ancora più grande perché ci darebbe l’occasione di vivere la nostra vita, di riappropriarci dei nostri spazi e delle nostre attitudini.
Solo così avremmo il tempo per sognare, per pensare, per amare, per leggere, per essere cittadini dignitosi di un mondo che altrimenti diventerebbe, come sta già succedendo, più una gabbia che una casa!
13 dicembre 2012
Resistenza Operaia… e la Lotta Continua

sabato 3 novembre 2012

Morti sul lavoro

ILVA: muore sul lavoro l'operaio ventinovenne dell'ILVA, CLAUDIO MARSELLA, addetto al Mof, un'altra morte per la IN-SICUREZZA sul lavoro, è troppo pericoloso lavorare da soli nei reparti e movimentazione con mezzi, come denunciato più volte dai lavoratori dell'ILVA.
L'Usi esprime le proprie condoglianze alla famiglia dell'operaio morto e la vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori dell'ILVA, alle organizzazioni sindacali che stanno scioperando ancora sulla complessa vicenda dello stabilimento, che include l'intreccio salute-lavoro-ambiente, sulla pelle degli operai e della cittadinanza di Taranto.
La Rete nazionale salute e sicurezza sul lavoro, promuoverà per il 7 dicembre a Taranto, una assemblea convegno sulla vicenda ILVA e sulle produzioni nocive, alla quale chiediamo di dare adesione e partecipazione attiva, per un intervento ampio e complessivo e plurale, a sostegno delle iniziative locali o nazionale che dovessero essere messe successivamente in piedi. Assemblea convegno del 7 dicembre al quale l'USI nazionale ha già dato la sua adesione e partecipazione, con intervento.

SCUOLA: si è suicidato in Campania un precario cinquantenne della scuola CARMINE CERVERA, da poco aveva terminato la laurea specialistica in storia dell'arte, da quel che si è appreso ha terminato la sua esistenza per la mancanza di lavoro e l'impossibilità di poter svolgere la professione di insegnante, a causa dello smantellamento dell'istruzione.
Una morte che ricorda nella nostra lunga memoria storica, i suicidi degli operai cassaintegrati, anche questa la consideriamo anche se non avvenuta sul lavoro o in occasione di lavoro, come quella dell'operaio dell'ILVA, come una morte derivante dal lavoro e dallo sfruttamento, dalla disperazione di non avere possibilità di lavorare nel settore dell'istruzione pubblica.
Segreteria nazionale generale Confederazione USI UNIONE SINDACALE ITALIANA, fondata nel 1912...100 anni dalla parte giusta...

lunedì 29 ottobre 2012

per l'autorganizzazione degli operatori sociali

Questi rilievi e osservazioni sono stati trasmessi per le richieste di audizione con le Commissioni Consiliari Permanenti di Roma Capitale Bilancio, Politiche Sociali, Politiche Educative e scolastiche e con i Gruppi consiliari, molti dei contenuti e delle richieste divneteranno la prosecuzione delle interlocuzioni e incontri con Assessorati e dirigenti dei Dipartimenti, anche a seguito della riunione del coordinamento che si è svolta presso il Laboratorio Sociale Quarticciolo . La Talpa il 17 Ottobre 2012, riunione alla quale hanno partecipato e piattaforma sulla quale (oltre all'analisi della situazione, che è condivisa) convergono oltre al Coordinamento e all'Usi, anche le strutture locali Cub e i Cobas, delegati Usb, le prossime mobilitazioni e iniziative di novembre 2012 ci vedranno congiuntamente nelle richieste di incontro, nei volantinaggi e in mobilitazioni in cantiere.
Nel documento non sono state citate le situazioni delle Case di Riposo Comunali, della Sala Operativa Sociale - Cos, di centri diurni e case famiglia, canili e gattili comunali, non perchè ce ne siamo dimenticati, ma solo perchè sono oggetto di precedenti e similari iniziative promosse direttamente dalle rappresentanze sindacali interne (USI) e con raccolte di firme di lavoratori e lavoratrici, a prescindere dalla loro sindacalizzazione o collocazione lavorativa (per le case di riposo oltre agli operatori e operatrici della coop sociale IL CIGNO, sono presenti anche coloro che lavorano nelle cucine, nelle pulizie, che hanno firmato documenti e lettere di protesta assieme agli altri).
Sulle tematiche della salute e della sicurezza sul posto di lavoro, trasversali al terzo settore e in genere nei posti di lavoro a Roma, ne abbiamo accennato anche nell'inconto che ieri 25 ottobre 2012 è stato fatto con il Capo di Gabientto del Sindaco Alemanno, che ha ricevuto documenti e interloquito con una nostra delegazione, all'interno delle moblitazioni sul bilancio (non approvato e con il rischio di Commissariamento in attesa delle leezioni del 7 aprile 2013...) comunale e delle iniziative di assemblee e presidi di alcune aziende capitoline in house, sulla vicenda della privatizzazione e smantellam ento prevista dall'articolo 4 della legge su "spending review", legge 135 del 2012, che a Roma riguarda circa 12.000 persone e un impatto pesantissimo su importanti servizi pubblici cittadini e attività strumentali del Comune di Roma effettuate dai lavoratori e lavoratrici delle aziende della holding campidoglio (sulle quali ci si era mobilitati a luglio e agosto a livello nazionale).
Buona lettura e... buone mobilitazioni ORA E SEMPRE RESISTENZA, SVILUPPIAMO AUTORGANIZZAZIONE DAL BASSO E CONFLITTO (possibilmente...LAVORATRICI E LAVORATORI ASSIEME AGLI UTENTI E CITTADINI PER LA DIFESA DEGLI INTERESSI COMUNI AI SERVIZI E AL LAVORO)



UNIONE SINDACALE ITALIANA e COORDINAMENTO LAVORATORI E LAVORATRICI COOP. SOCIALI, ENTI DEL TERZO SETTORE E AZIENDE

E mail usiait1@virgilio.it, coord.terzosettore@email.it, fax 06 77201444 tel. 06 70451981

domenica 14 ottobre 2012

documento scuola: NON E' TEMPO DI LAMENTARSI

NON È PIÙ TEMPO DI LAMENTARSI…

La libertà, le condizioni di vita e di lavoro della maggior parte della popolazione sono otidianamente sotto attacco.
Il governo cerca di far accettare misure di macelleria sociale sempre più pesanti, utilizzando la favola dei “sacrifici” ed il ricatto di una crisi che sta in realtà creando sempre più profitti per capitalisti e banchieri.
Tagli devastanti al sociale ed ai servizi, riduzione di salari e diritti, aumento delle tasse, della disoc-cupazione e della precarietà.
In questa situazione la scuola subisce più che mai i colpi del governo, sulla scia dei tagli e delle riforme degli ultimi vent’anni.
Ancora pesanti tagli, classi pollaio, un’istruzione sempre più scadente ed allineata con il potere, edifici scolastici fatiscenti, totale aziendalizzazione della scuola con l’ingerenza sempre più ingombrante di privati e affaristi. Intanto in nome del “merito” il ministro dell’istruzione Profumo vuole trasformare la scuola in una specie di “talent show” in cui si premia il più bravo ad imparare la lezione a memoria, lasciando nell’ignoranza tutti coloro su cui non conviene investire.
Ora più che mai è chiaro il ruolo della scuola nella società. Le politiche dei governi ci mostrano come l’istituzione scolastica non abbia minimamente lo scopo di creare cittadini capaci di utilizzare
criticamente le proprie conoscenze.
LA SCUOLA È SFRUTTAMENTO E PRECARIETÀ
La scuola prepara ad accettare lo sfruttamento sul lavoro. L’aziendalizzazione e l’ingerenza dei privati nella scuola lega ancora di più l’apprendimento al profitto economico e alle competenze richieste dalle aziende. Mentre con l’alternanza scuola lavoro, gli stages, i tirocini gli studenti imparano ad essere sfruttati lavorando senza essere pagati.

Ma la scuola fa molto di più insegna ad accettare e giustificare le diseguaglianze sociali.
LA SCUOLA È AUTORITARISMO
L’istituzione scolastica è organizzata in modo fortemente gerarchico. Gli studenti imparano ad obbedire a regole assurde, ad essere puniti, ad accettare le imposizioni dell’autorità.
La scuola prepara dunque ad accettare la società autoritaria, prepara ad essere oppressi.
La scuola è anche strumento di propaganda nazionalista e religiosa: alcuni vorrebbero che gli studenti cantassero l’inno nazionale come soldatini, mentre l’ora di religione cattolica è una realtà.

La scuola impone il modello politico istituzionale, insegnando agli studenti a non impegnarsi in prima persona per difendere i propri interessi, ma a delegare le proprie idee e le proprie azioni votando un rappresentante.
L’imposizione di nozioni da imparare è uno dei modi in cui si manifesta l’organizzazione autoritaria dell’apprendimento, che non permette un libero sviluppo delle coscienze.
LA SCUOLA È REPRESSIONE E CONTROLLO
Gli studenti sono abituati ad essere continuamente controllati e giudicati. L’autoritarismo nella scuola si manifesta anche nella repressione e nel controllo degli studenti e delle loro attività. Il voto di condotta ne è uno degli esempi più evidenti.

La repressione ed il controllo si concretizzano in rapporti, brutti voti e sospensioni per aver partecipato ad occupazioni, autogestioni o assemblee non autorizzate, nel bollare come “assenza collettiva” la partecipazione di massa alle manifestazioni, nel divieto di distribuire volantini a scuola.
La scuola ha questo ruolo perché la società è basata sull’oppressione e sullo sfruttamento. Lo  sviluppo libero delle capacità di ciascuno la formazione di coscienze libere non è possibile nella scuola, ma solo all’interno di una pratica liberata di educazione, in una società libera.


Proprio per questo è importante che gli studenti rilancino la lotta.
Senza avere fiducia nei partiti, è fondamentale praticare l’azione diretta, organizzandosi dal basso a partire dalle scuole, dai collettivi, unendosi alle lotte dei precari, dei lavoratori, dei disoccupati e a tutti coloro che stanno alzando la testa contro le politiche di austerità.

Rilanciare la lotta per una società libera, non solo contro il governo Monti ma contro ogni governo, per un mondo di liberi ed eguali.

…È L’ORA DI ORGANIZZARSI!


Studenti e lavoratori libertari 
presso CIRCOLO DURRUTI
Lab. soc. Quarticciolo – Angolo Via Ostuni 9  Roma

domenica 22 luglio 2012

comunicato sindacale: lavoratori/trici di Zètema

Comunicato sindacale RSU USI per affissione ex art. 25 l. 300/70 in bacheche o albi sindacali


LUNEDI 23/7 PRESIDIO in P.ZZA delle CINQUE LUNE

(vicino al Senato)

a partire dalle 15 su effetti decreto “spending review”


Cari colleghi e colleghe, questo è un comunicato particolare che spero facciate girare il più velocemente nelle diverse sedi e nelle mailing list.

Come avevamo detto anche in sede di assemblea sindacale USI, il decreto noto con il nome di "Spending review", abbatte l'accetta anche su Zètema, mettendo a rischio i nostri posti di lavoro. Nel senso che il decreto prevede la vendita delle aziende pubbliche entro giugno 2013 o il loro scioglimento entro dicembre 2013. E, NON E’ CHIARA LA FINE DEI LAVORATORI!!! Ora, non abbiamo molte cose da fare... se non far sentire la nostra voce di cittadini-e e LAVORATORI - LAVORATRICI!

In sede di tavolo RSU, il dr. Ruberti, oltre che confermare che Zètema rientra in tali tagli, ha aggiunto che da parecchie parti si stanno unendo le forze per arginare questa situazione: l'ANCI, lo stesso Zingaretti, stavano partecipando alla preparazione di emendamenti da depositare in Commissione bilancio al Senato. Questo perchè, contrariamente all'iter normale che seguono i decreti (discussione alla Camera ed al Senato) e che avrebbe dato tempo fino a settembre per migliorare la situazione, il premier Monti ha chiesto la fiducia, accelerando così tutti i tempi. Pertanto la discussione finale è prevista per fine luglio e gli emendamenti, correttivi, integrativi, migliorativi, si potevano presentare entro le 12 di ieri (19/7) in Commissione Bilancio del Senato. I lavoratori di ACI INFORMATICA, autorganizzati, sin dal primo momento hanno presidiato Montecitorio ed il Senato, parlando con diverse figure politiche che hanno predisposto degli emendamenti che solo oggi (20/7/2012) potremo leggere dal sito del Senato. Ebbene, i primi emendamenti andranno in discussione lunedì 23 alle ore 14,30. Pertanto come USI, invitiamo TUTTI i lavoratori a partecipare al presidio che si terrà in piazza delle Cinque Lune, a partire dalle 15 di lunedì 23/7 p.v.. Il dr. Ruberti ha anche aggiunto di aver avuto un breve scambio, informale, sul Decreto, con il ministro Passera, il quale avrebbe detto che non aveva capito che anche la "cultura" veniva investita dai tagli...Altre braccia rubate all'agricoltura!!! Forse è bene che il ministro rilegga il decreto!

Detto questo, sinteticamente vi comunico che, durante la discussione sulla formazione del personale dei musei, ho abbandonato il tavolo di trattativa, perchè per l'ennesima volta...mentre sulla carta l'Azienda vuol far credere che ha a cuore la salute dei lavoratori...nella pratica, fa esattamente il contrario. Emerso grazie alla segnalazione di Valeria Giunta (CGIL), il caso di una collega che aveva richiesto da tempo la sistemazione della propria postazione di lavoro, poichè in possesso anche di certificazioni mediche, il dr. Ruberti cominciava una serie di commenti sul comportamento nei confronti dell'Azienda da parte di tale collega che erano evidentemente irrispettosi della situazione in cui la nostra collega versa, arrivandola addirittura a definire "scorretta" nei confronti dell'Azienda. Quando ho fatto notare al tavolo di trattativa che si stava trascendendo nei confronti di una nostra collega...mi è stato anche risposto che "il dr. Ruberti parlava del carattere"...Ho alzato parecchio la voce, perchè io non consento a nessuno di entrare nel privato dei lavoratori, ma, evidentemente al dr. Ruberti spiace non avere il controllo delle patologie dei lavoratori, poichè si arroga il diritto di rifiutare, a chi ne faccia richiesta, le visite con il medico competente. L'USI, ha chiesto alla dr.ssa Biglino di ritirare le lettere che ha fatto pervenire ai lavoratori e lavoratrici che avevano richiesto la visita con il medico competente, in quanto avevano anche dichiarato di lavorare davanti ad un pc per "almeno 20 ore settimanali", come recita il D.Lgs. 81/2008, invitandoLa a predisporre, contestualmente, il calendario delle visite. Stessa richiesta è stata fatta al dr. Ruberti, preavvisandolo che tali comportamenti, illeciti, sarebbero stati oggetto di denuncia presso gli organismi di vigilanza. La discussione nel merito, ha fatto anche seguito alle mie dichiarazioni relative il piano di formazione del personale museale. Poichè l'USI è l'unica sigla che non ha sottoscritto il piano delle valorizzazioni, peraltro vincolato alla formazione, rivendico la possibilità di volere una formazione seria! il piano presentato dall'Azienda senza che le OO.SS. vengano messe a conoscenza della nuova versione del DVR (Documento di Valutazione del Rischio) tutt'ora in stesura, non consente di delineare correttamente i rischi specifici connessi alle singole figure professionali, in base ai quali, l'Azienda avrebbe persino previsto i nuovi mansionari su cui l'USI NON E' AFFATTO D'ACCORDO! L'Azienda ha, inoltre fornito al tavolo RSU, il progetto della riorganizzazione dei Musei, in seguito alla quale farà un comunicato, ma per il quale, è previsto un incontro tecnico per verificare turni ed orari, il 25/7 p.v.

Nel rinnovarvi l'invito a far girare il più possibile questo comunicato, vi aspetto dietro lo striscione Zètema lunedì 23 luglio 2012 alle 15 in piazza delle Cinque Lune. Serenetta Monti (RSU/USI).


Per Contatti: 377/5078494; serenettam@gmail.com oppure contattate la segreteria: tel. 06/70451981; fax 06/77201444; usiait1@gmail.com ;
Giuseppe Martelli Segreteria Provinciale Intercategoriale 339/5001537

lunedì 25 giugno 2012

Roma Bene Comune: stati generali del sociale

ROMA BENE COMUNE: dal diritto all’abitare  ... al diritto a servizi sociali pubblici.


L’Unione Sindacale Italiana celebra quest’anno i suoi cento anni dalla fondazione; BORGHI e DI VITTORIO furono tra i suoi fondatori, ha mantenuto la caratteristica di sindacato dell’autorganizzazione dal basso di lavoratori, lavoratrici e dei cittadini. Abbiamo dato vita ad una associazione di difesa degli utenti e dei consumatori, che si chiama USICONS e che si oppose tra le altre cose alla svendita della CENTRALE DEL LATTE.

Per questo riteniamo importante partecipare a questo Convegno per far sentire la voce dei troppi esclusi, di chi non può che gridare i suoi bisogni sperando che qualcuno lo ascolti, dell’altra città ….

Siamo stati inseriti sulle questioni delle politiche sul  diritto all’abitare, ma non possiamo esimerci di fornire un quadro complessivo della grave situazione in cui vive questa città, per troppe dimenticanze o errori che si sono succeduti in decine di anni con responsabilità collettive e che ora, in un momento di grave crisi economica, rischiano di far esplodere una serie di contraddizioni. Roma è una citta meravigliosa, ricca di cultura – opere d’arte – beni i inestimabili, un patrimonio dell’umanità … che ha saputo sempre raccogliere e amalgamare culture diverse e altri modelli di vita, una città che non può essere lasciata pian piano agonizzare. Per noi che lottiamo in difesa di condizioni di lavoro e di vita migliori, ROMA è un bene comune che dobbiamo difendere e rilanciare affrontando  una serie di nodi che sono spesso dimenticati

IL DIRITTO ALL’ABITARE, IL DIRITTO AL LAVORO, ALLA SALUTE E ALLA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, LA DIFESA DEI BENI COMUNI, L’ESTENSIONE DEL DIRITTO A SERVIZI SOCIALI PUBBLICI E  AD UNA SCUOLA PUBBLICA DI QUALITA’ (DAI NIDI ALL’UNIVERSITA’ ) SONO DIRITTI RICONOSCIUTI DALLA NOSTRA COSTITUZIONE E DAL PROGETTO PROGRAMMATICO DELLA REPUBBLICA, nata dalla RESISTENZA.

Non si possono lasciare irrisolte le richieste di 46.000 famiglie di un alloggio popolare, quando sono migliaia gli appartamenti sfitti. Specie oggi che una crisi economica e finanziaria, sta attaccando con forza anche la nostra città e che vede il “ceto popolare” e settori di lavoratori salariati, incapaci di reggere l’aumento di affitti o il pagamenti dei mutui … per non vedere poi l’assurdo dell’IMU sulla prima casa, quando molti – troppi sono i soggetti esclusi, esentati o i classici evasori. Quando poi si continuano a livello governativo nazionale, con effetti negativi per mancati trasferimenti agli Enti Locali, a finanziare costosi armamenti (F35) all’interno di logiche di guerra, contrarie allo spirito della Costituzione repubblicana.

Vorremmo chiedere soluzioni positive alle tante occupazioni di stabili, di spazi pubblici e/o sociali avvenuti in questa città per reali necessità di chi è cittadino o di chi vi è stato costretto, da fame e guerre, ad emigrarvi …..

Una soluzione seppur provvisoria possono essere, le tante caserme dell’ex “demanio militare”, ormai in via di dismissione o gli edifici pubblici abbandonati da utilizzare per spazi socio-abitativi anche temporanei ….

Così come il sostegno e il finanziamento dei progetti di autorecupero, con il blocco degli sfratti, la ridiscussione della la vendita del patrimonio degli enti pubblici. A questo proposito, come non accennare agli edifici scolastici  da sistemare e mettere a norma, anche per il prossimo assorbimento dell’Ente Provinciale, che aveva anche questo compito, come alla necessità di rilanciare la costruzione di nidi pubblici, per rispondere alle esigenze della cittadinanza e alle migliaia di domande inevase, anche con un intervento nel settore educativo scolastico nella fascia da 3 mesi a sei anni,  che non riduca gli organici e riprenda la centralità dei gruppi educativi, dei collegi dei docenti, degli organi collegiali, sviluppando le professionalità esistenti e incentivando metodi educativi e organizzazione del lavoro adeguati alle pluralità di esperienze e situazioni concrete presenti nei Municipi della città.

Vorremmo approfittare dell’occasione, per ricordare l’esito del referendum sull’acqua come bene comune che ancora non ha trovato reale rispondenza in disposizioni attuative,  ma che rischia di vedere addirittura la “svendita” dell’ACEA, una delle poche aziende pubbliche in attivo, oggetto di manovre speculative sui titoli poco trasparenti.

Argomento delle politiche abitative e della tutela dei “beni comuni”, utile a ragionare sulla opportunità e utilità  delle privatizzazione dei servizi pubblici  e sociali (che ha già dimostrato in più occasioni il peggioramento della qualità del servizio e l’aumento del suo costo per gli utenti) .La riduzione delle bollette dell’acqua per le famiglie a basso reddito, potrebbe essere un segnale positivo da cogliere da parte di questa amministrazione, come proposto in Puglia.

Il lavoro, altra grossa problematica nella nostra città che vive di terziario e che quindi risente della crisi, ma anche delle tante, troppe esternalizzazioni dei servizi comunali. Meno di 25.000 dipendenti  al Comune, a fronte di circa 40.000 esternalizzati, comprendendo i lavoratori e lavoratrici delle società della “holding”.

Una città dove la precarizzazione della forza lavoro è sempre più forte, dove i contratti non sono rispettati, dove i licenziamenti avvengono massicciamente, senza reali motivazioni di “giusta causa” o “giustificato motivo”.

Lo stesso Osservatorio comunale sulle condizioni di lavoro e l’occupazione, ottenuto con una grande mobilitazione cittadina ed una delibera di iniziativa popolare, uno strumento che  stenta  a funzionare efficacemente, anche per carenze di personale e di finanziamenti adeguati rispetto alle finalità e compiti in una città come Roma.

Una città che risentirà maggiormente i licenziamenti, con la demolizione dell’art. 18 voluto dalla Fornero e da questo presunto governo tecnico,  contro cui ci siamo opposti con tutto il sindacalismo di base con lo sciopero del 22 giugno.

Quando si potrebbe investire, anche per dare una soluzione ai problemi dell’inquinamento, con il fotovoltaico, l’uso dell’energia solare. Soluzioni applicabili, da utilizzare a partire dai tanti edifici pubblici, dagli asili nido alle scuole, per creare almeno 50.000 nuovi posti di lavoro  e un rilancio di un polo di ricerca, che utilizzi le energie delle tre università pubbliche presenti. Stesso discorso sul ciclo dei rifiuti, con una riorganizzazione dell’AMA, lo sviluppo e il potenziamento della raccolta differenziata, “il porta a porta”, una città vivibile non è solo costruire case e centri commerciali, ma dotarsi di una serie di servizi, infrastrutture e di modelli di gestione efficaci del vivere quotidiano e senza conseguenze dannose, inquinanti, che peggiorino la qualità della vita.

Ma visto che stiamo agli STATI GENERALI DEL SOCIALE, quattro punti sui quali in questa città si sono sviluppati dibattiti, inchieste, mobilitazioni e divergenze di opinioni, che avranno un impatto decisivo per servizi e attività che caratterizzano e misurano il grado di “civiltà” di una collettività e di una comunità territoriale.

Progetto di “riforma” dell’assistenza domiciliare, i servizi storici di SAISH (disabilità), SAISA (anziani) SISMIF e i minori: una sperimentazione in 4 Municipi (2°, 4°, 8°, 13°) che non ha dato gli esiti auspicati dall’Amministrazione e non ha fornito criteri e modalità di gestione collettiva e integrata dei servizi. Non ci convince né la frammentazione dei servizi e funzioni, anche in termini di riduzione oraria delle prestazioni lavorative, né la proposta di “monetizzare” con buoni o “voucher”, con l’effetto negativo di scaricare sulle famiglie già colpite dalle difficoltà di familiari con disabilità o problemi, non solo la “scelta dell’operatore”, lasciato spesso da solo a sbrigare casi anche complessi e senza supporto di strutture socio sanitarie e psicologiche sui casi, ma con la progressiva ”ritirata” dell’intervento diretto del settore pubblico, anche in convenzione con il settore cooperativo o del terzo settore, con una concezione del ruolo della “famiglia” molto distante dalla realtà concreta che si vive in molti quartieri popolari, un ruolo di cura e sostegno familiare che rischia di aggiungersi alle tante attività delle donne.

Il rischio di legittimare una progressiva dequalificazione dei servizi e dei progetti di intervento da un lato, la progressiva ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro e delle relazioni familiari-datori di lavoro e prestatori di lavoro (con applicazione di contratti collettivi da colf-badanti e non da tipologie di operatori sociali formati e inseriti in contesto collettivo di lavoro e di intervento con le persone loro affidate), con una individualizzazione dell’intervento sia per la disabilità, anche minorile, sia per l’area anziani, slegata da supporti e tipologie complessive di lavoro dall’altro. Rilievi  che come già spiegato in documenti specifici e analitici nei vari incontri avuti in Assessorato e in alcuni Municipi, rischiano di peggiorare lo stato e grado di intervento sui servizi storici della città, lasciando poi in misura marginale e legata a finanziamenti ridotti in termini di budget, i progetti e le attività integrative e di collegamento con il territorio circostante, comprese le diverse istituzioni sanitarie, scolastiche e sociali, collegamenti e collegialità che invece andrebbero potenziate e razionalizzate, in termini di competenza.          

Situazione delle attività per il settore della tossicodipendenza: le iniziative messe in campo dall’Agenzia Comunale sulle Tossicodipendenze, ACT, in questi ultimi mesi che hanno trovato opposizione da parte di operatori, associazioni e familiari di ex tossicodipendenti, stanno a dimostrare che non si possono buttare nel cestino molti anni di impegno, professionalità e progettualità utili a non ridurre la questione in termini di “emergenza” o di “intervento”, ma ad affrontare la questione in modo da sviluppare prevenzione nei quartieri e nelle scuole, capacità di sensibilizzazione e di intervento mirato e finalizzato alla risocializzazione, non in termini repressivi o di controllo ma di recupero.

I servizi per la terza età dal servizio della Teleassistenza e Telecompagnia della Farmacap, alle case di riposo, ai centri diurni per soggetti colpiti da Alzheimer: tutta la filiera risente di una carenza di strategia complessiva, che tenga insieme parti differenti di intervento,  a partire dal rilancio dell’Azienda Comunale Farmacap mantenendone il carattere pubblico, con sostituzione della dirigenza, predisposizione di un piano industriale, investimenti finanziari sufficienti per garantire un servizio efficace per gli anziani, serenità lavorativa e occupazionale per il personale impiegato; alla progettualità non legata a bilanci e utenze ridotte, per i servizi dei centri diurni per chi è colpito da patologie come l’Alzheimer, come fattore di contrasto sul territorio e in sinergia con le istituzioni sanitarie, con una pianificazione delle strutture nei quartieri e con garanzia di salvaguardia del personale, organizzato in forma cooperativa, con adeguata formazione e supporto; fino ad una concezione delle Case di Riposo e delle tipologie di intervento per le strutture residenziali e di accoglienza, superando la obsoleta logica del cronicario, integrando e sostenendo gli interventi socio assistenziali, di animazione e stimolo per la terza età autosufficiente ma senza condizioni o relazioni familiari efficaci, con quelli prettamente socio sanitari per i non autosufficienti, in sinergia con la Regione Lazio e le strutture sanitarie. Una funzione che l’Ente locale Roma Capitale non può delegare a contesti familiari che non ci sono più o sono incapaci di gestire la complessità di esigenze della popolazione anziana della città, in costante aumento .       

Gestione attività e progetti per le comunità rom: va superata la logica del “campo attrezzato”, che rimane una soluzione temporanea e limitata a una realtà non più rispondente alla situazione di fatto, molti dei cosiddetti “nomadi” sono stanziali da molti anni, con figli e nipoti nati in Italia o nell’Unione Europea. E’ necessario superare la logica dell’emergenza e delle politiche “securitarie”, spendendo troppe risorse economiche per vigilanza armata nei capi attrezzati, a scapito di funzioni e servizi tipici di una città dell’accoglienza per chi intende vivere, lavorare e mandare i figli a scuola, separando la criminalità organizzata (che prescinde dalla nazionalità o dall’etnia) da chi è interessato a convivere se non addirittura integrarsi nel territorio e nel tessuto cittadino. Soprattutto, non è utile fare bandi e inchieste, finalizzate a smantellare reti, percorsi ed esperienze pluriennali di intervento delle cooperative e associazioni presenti e attive sia per l’attuale gestione dei campi attrezzati, sia per la scolarizzazione rom e i progetti di inserimento e mediazione culturale, a favore di soggetti senza esperienza, professionalità interna o che non abbiano la capacità di far integrare, anche con progetti di inserimento lavorativo, anche per alcune attività di vigilanza e smaltimento rifiuti da parte di cooperative integrate, dando speranza ai giovani e alle famiglie rom, sinti.

Su tutte le questioni, è utile mantenere aperti tavoli di verifica e confronto periodico, preferendo la costruzione di proposte sostenibili e concrete, senza lasciarsi prendere né dal “fervore” del volontariato svincolato da una programmazione e pianificazione integrata degli interventi, né dalle tendenze a dare risposte in termini di “perenne emergenza”, che finora non ha portato alcun beneficio concreto alla cittadinanza.         

Molti dei problemi esposti, non possono essere risolti solo dal Comune, ma con un intervento integrato  di diverse istituzioni, un impegno economico di Stato e Regione, anche in questo momento di crisi, per ROMA CAPITALE – svincolando le cifre degli investimenti dal pareggio di bilancio.

Certo tutto questo significa anche rendere possibile un intervento degli enti locali di prossimità,  i Municipi, che devono avere agibilità  e capacità economica reale di intervento e di investimento, sviluppando una democrazia partecipativa da parte dei cittadini e una maggiore autonomia per rispondere ad esigenze differenti sui territori.

Per chiudere l’intervento vorrei ricordare proprio a proposito  del tema della casa e delle occupazioni di spazi abbandonati o non utilizzati le parole di DON MILANI (di cui ricorre oggi l’anniversario della morte: 26/6/67) scritte nel 1950: “la proprietà ha due funzioni una sociale e una individuale …. E quella sociale deve passare innanzi a quella individuale ogni volta che sono violati i diritti dell’Uomo” …. Per questo ed altro di cui ho parlato nella relazione dell’USI di questo pomeriggio: DISOBBEDIRE NON E’ UN REATO, anche se la disobbedienza deve essere costruita con intelligenza e presa di coscienza collettiva, se finalizzata al raggiungimento di miglioramenti sostanziali e senza discriminazioni o aumento delle differenze di classe. La Roma solidale, la Roma “città aperta”, la Roma accogliente e multiculturale, si merita molto di più di una gestione solo amministrativa dell’esistente.


Unione Sindacale Italiana USI – Largo G. Veratti 25 00146 Roma
E mail usiait1@virgilio.it blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com, sito www.usiait.it
Roma, 26 e 27 giugno 2012

lunedì 28 maggio 2012

Avviso al personale di Zétema



Comunicato sindacale per avviso al personale di Zètema (art. 25 L.300/70)

da UNIONE SINDACALE ITALIANA – fedele ai principi dell’Ait e da RSU USI Ait Zètema P.C.
E mail usiait1@virgilio.it, blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com

Con preghiera di massima diffusione per affissione in albi e bacheche.


Cari colleghi, il tavolo RSU che si è tenuto il 25 maggio u.s. ha registrato un'anomalia molto significativa: l'assenza dal tavolo dell'intera rappresentanza CGIL. Alle 8.30 del 25 sono stata contattata telefonicamente da Valeria Giunta (CGIL) che, molto correttamente, mi comunicava la loro decisione di non partecipare al tavolo e di avere chiesto al dr. Ruberti un rinvio utile ad ottenere più informazioni di quelle che sono state fatte pervenire alle OO.SS. Preso atto di tale decisione, io comunicavo che...per le medesime motivazioni mi recavo lo stesso al tavolo. Come sapete da sempre l'USI, chiede, con scarsi risultati, di ottenere informazioni dettagliate relative la distribuzione del personale il loro inquadramento e, magari...le decisioni relative le valorizzazioni. Effettivamente, le motivazioni addotte dalla CGIL avevano ragion d'essere. Io stessa, mi sono ritrovata il 24/5 pomeriggio a dover scrivere indignata al dr. Ruberti relativamente il prospetto prodotto con la distribuzione del personale: è talmente generico che non è possibile risalire alla reale distribuzione del personale e relativi inquadramenti. Ma, d'altronde, al tavolo del 25/5 si è capita benissimo la posizione del dr. Ruberti: prima ha dichiarato che i dati forniti neanche era obbligato a darli, poi ha evidenziato, quasi ridicolizzando i presenti, che se non si è in grado di leggere un bilancio vengono fatte dalle OO.SS, proposte irricevibili. Si è, quindi, addirittura offerto di fare lezione su come si legga un bilancio, trovando il parere favorevole delle rappresentanze CISL e UIL, presenti al tavolo. La qual cosa ha indignato la sottoscritta che, ha evidenziato che, per quanto piccola come sigla sindacale, l'USI non ha mai mancato di fornire elementi di valutazione dei documenti pubblici, bilanci compresi, ai propri rappresentanti ed iscritti.
C'è stato da parte mia un acceso scambio con il dr. Ruberti relativamente l'atteggiamento omissivo che l'Azienda continua a tenere per quanto riguarda informazioni dettagliate ed ho attaccato anche le sigle CISL e UIL, nel momento in cui si sono premurate di prendere le distanze dalla scelta dell'O.S. CGIL e di non partecipare al tavolo sindacale e di presentare una proposta di raddoppio del premio di produzione "non in linea con le trattative degli ultimi 12 anni con l'Azienda che hanno visto sempre aumenti costanti in accordo con l'Azienda" (Vizzaccaro - CISL) "ed in alcuni casi si è firmato anche a premi di produzione invariati" (Onofri - UIL). Il sig. Vizzaccaro, inoltre, ha tenuto a precisare che se il Premio di Produzione verrà slittato oltre giugno (vi ricordo che la proposta dell'azienda è 50 euro lordi in più, pagamento entro giugno) chi avrà causato questo slittamento dovrà assumersi le proprie responsabilità. Ebbene, segnate sul calendario...: a riguardo, io ho difeso la posizione della CGIL! Ben venga uno slittamento se riusciamo a strappare all'Azienda un Premio di produzione dignitoso per tutti...e non solo per i responsabili dell'Azienda di cui non sappiamo neanche in che cifre i loro di premi si quantifichino!!! Per quel che riguarda l'USI, alcune richieste le abbiamo già formulate. Ora le ri proporremo nel dettaglio condividendole con un comunicato. Nel frattempo, insisteremo anche noi per ottenere tutte quelle informazioni che riterremo utili ad un lavoro che non discrimini nessun lavoratore. Abbiate pazienza. Il premio di produzione lo avremo. E anche le valorizzazioni...nonostante la minaccia paventata dal dr. Ruberti di eliminare le valorizzazioni se verrà costretto ad alzare il Premio di Produzione. Peccato che...nonostante ciò che dice il dr. Ruberti, anche noi dell'USI sappiamo leggere i bilanci...infatti io stessa ho chiesto di avere il prospetto dettagliato delle valorizzazioni...individuando i livelli per poter fare i conteggi precisi...sapete qual è stata la risposta del dr. Ruberti??? "e io cosa ne so?"..."deciderò a fine anno". E io dovrei firmare un accordo, oggi, a scatola chiusa senza neanche sapere i livelli che darà?! la risposta la lascio a voi. Buon lavoro a tutti. Il prossimo incontro che è stato convocato per il 7 giugno all'Ordine del Giorno ha la riorganizzazione dei Musei...aspettiamocene di belle...Serenetta Monti (RSU/USI)

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http://www.serenettamonti.it

odg approvato all'assemblea del 26 maggio delle rls-rsa

L'ordine del giorno approvato dall'assemblea del 26 maggio 2012 dei delegati rsu, rsa - teatro Ambra Jovinelli

L' assemblea convocata da RSU e RSA a Roma il 26 maggio ha raccolto la spinta di chi sta lottando contro l'aggressione scatenata dal governo verso il mondo del lavoro. Ma siamo soprattutto indignati per la rassegnazione o, perfino, l’assenso con cui le direzioni confederali CGIL, CISL e UIL hanno accompagnato e favorito questa aggressione.

L'Assemblea condivide quanto proposto nella relazione e raccoglie le indicazioni e i contributi emersi dal dibattito.

Le pensioni sono in via di essere ridotte a sussidi di sopravvivenza e l’età di quiescenza è stata portata a livelli inediti in Europa.

Centinaia di migliaia di lavoratori messi fuori dalle aziende con accordi spesso ricattatori vengono messi in condizione di non avere più né un salario, né una pensione, né un ammortizzatore sociale.

I salari sono fermi da almeno 20 anni, mentre i prezzi galoppano. I contratti nazionali sanciscono la riduzione delle retribuzioni, l’aumento degli orari di fatto e la regola delle deroghe.

La precarietà è diventata la forma generalizzata di assunzione: un esercito di milioni di giovani vive quotidianamente senza diritti e nell’incertezza più totale sul proprio futuro.

La disoccupazione tocca livelli inediti ed è destinata a crescere ulteriormente, per la chiusura di tante fabbriche ma anche attraverso la drastica riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego.

I servizi sono stati privatizzati, peggiorandone la qualità e aumentandone i costi per l’utenza, mentre si faceva cassa sui diritti e sulle retribuzioni degli addetti.

Il padrone sceglie i sindacati da legittimare, mentre gli altri in particolare FIOM e sindacati di base, vengono cacciati dalla porta delle aziende.

Infine l’articolo 18, quella norma che giusto 42 anni fa ha posto un limite all’arbitrio e all’autoritarismo padronali, è in procinto di essere cancellata, sopprimendo la funzione deterrente della reintegra e ripristinando l’effetto intimidatorio della minaccia di licenziamento contro chi si attiva politicamente o sindacalmente o contro chi, comunque, ha un comportamento non gradito al padrone e ai capi.

In queste settimane in molte aziende c’è stata una massiccia reazione contro questo stravolgimento dell’articolo 18, con fermate, scioperi, picchettaggi, blocchi stradali e manifestazioni. Ma se stessimo all’azione del sindacalismo confederale di CGIL CISL e UIL tutto ciò sta passando senza una resistenza degna di questo nome o addirittura con un vero e proprio consenso, in nome della governabilità e della nuova “unità nazionale” che sostiene il governo dei “tecnici” diretta emanazione della Bce, dell' Unione Europea e del Fondo monetario internazionale, della Confindustria e del sistema bancario italiano. Noi non ci riconosciamo in questa unita' nazionale ma anzi ci battiamo per cacciare il governo Monti Fornero.

Il movimento di lotta nelle fabbriche e nei posti di lavoro a cui anche molti dei delegati e delle delegate qui presenti hanno dato vita nei giorni scorsi deve continuare, con l’obiettivo di impedire la trasformazione in legge del disegno Fornero. Siamo disponibili a valutare e sostenere ogni iniziativa di mobilitazione che persegua gli stessi obiettivi.

Ma questa mobilitazione dovrà rimettere in campo non solo la difesa dell’articolo 18 e la sua estensione ai milioni di lavoratrici e di lavoratori che non ne sono tutelati (i precari e i dipendenti delle piccole aziende), ma anche una piattaforma complessiva, per invertire la tendenza a far pagare la crisi ai lavoratori e alle classi popolari. intendiamo elaborare questa piattaforma in maniera compiuta in un prossimo appuntamento assembleare analogo a questo. In ogni caso gia' da oggi proponiamo alcuni punti irrinunciabili:

> Il blocco dei licenziamenti;

> Il rinnovo di tutti i contratti attraverso piattaforme costruite con la partecipazione democratica dei lavoratori;

> La riduzione degli orari di lavoro a parità di salario;

> Un aumento dei salari e delle pensioni generalizzato e consistente;

> Il ripristino di una scala mobile dei salari e delle pensioni per tutelarli dalla nuova inflazione;

> La riconquista del pensionamento di vecchiaia a 60 anni di importo adeguato;

> No ai fondi pensione privati;

> La definitiva abolizione di tutte le forme contrattuali precarie;

> Il blocco delle privatizzazioni e la ripubblicizzazione dei servizi gia' privatizzati;

> Una politica fiscale di forti sgravi sul lavoro dipendente e sulle pensioni compensati dall'aumento della progressività delle aliquote e da una patrimoniale sulle rendite e sulle ricchezze;

> Il diritto al reddito, alla casa e alla gratuita' di tutti i servizi pubblici per precari e disoccupati;

> La elezione libera dei propri rappresentanti sindacali, senza alcuna limitazione da parte del padrone e senza riserva per nessuno;

> L'abolizione della Bossi/Fini e uguali diritti per i migranti.

Si tratta delle rivendicazioni minime e essenziali per preservare livelli di vita e di dignità basilari in un paese civile. Se sembrano incompatibili con il pagamento del debito, diciamo: è il debito che non va pagato.

Per questi motivi, e per difendere l’articolo 18 nel suo valore di fondo e nella sua essenza simbolica, noi invitiamo tutte le RSU, le RSA, le organizzazioni e le aree sindacali che condividono queste esigenze a organizzare nelle prossime giornate dell’8 e del 9 giugno momenti di lotta: fermate, scioperi, azioni di protesta, presidi.

Indiciamo per il pomeriggio dell’8 GIUGNO 2012, a partire dalle 16,00 a piazza Montecitorio un presidio della Camera dei deputati che sta dibattendo del futuro dei nostri diritti

Invitiamo tutte e tutti, RSU, RSA, organizzazioni e aree sindacali a rendere permanente la lotta anche nei giorni successivi, fino all’ultimo giorno utile per impedire l’approvazione parlamentare della controriforma Fornero e ancora oltre nei prossimi mesi.

Roma, 26 maggio 2012