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lunedì 10 dicembre 2012

12/12/1969: strage di piazza fontana

INVITO A INIZIATIVA CULTURALE E DI MEMORIA STORICA A 43 ANNI DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA E DALL’ASSASSINIO DI PINO PINELLI

 12 DICEMBRE 2012 DALLE 18 ALLE 22

Presso l’Associazione culturale “FATA MORGANA” LUD PUB
in Via dei Volsci 3 Roma (S. Lorenzo)

“UNA STRAGE, UNA FINESTRA, NESSUN COLPEVOLE”
LETTURE, DIBATTITO, PROIEZIONI

Promuovono e presentano: Unione Sindacale Italiana USI
Associazione Utenti e Consumatori USICONS
Associazione culturale “Iside”
Circolo Libertario "B. Durruti"
Comitato Antifascista Trullo

L’iniziativa si inquadra nelle attività per i 100 anni dalla fondazione dell’Unione Sindacale Italiana, fondata nel 1912, di cui Giuseppe (Pino) Pinelli fu uno dei sostenitori, tentando la ricostituzione di una sezione USI nel quartiere milanese della Bovisa.

Per info, adesioni e prenotazioni:
c/o USI e mail usiait1@virgilio.it, fax o6 77201444
sito nazionale www.usiait.it,
blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com,
archivio storico www.usistoriaememoria.blogspot.com,
giornale: www.lottadiclasse.info,
altri siti:
www.usicons.it,
www.utopia-libertaria-roma.blogspot.com

lunedì 11 giugno 2012

presentazione di "Roma sovversiva"


presentazione del libro di
Roberto CAROCCI
 
ROMA SOVVERSIVA
Anarchismo e conflittualità sociale dall'età giolittiana al fascismo (1900-1926)
 
giovedì 14 giugno
ore 18:00
 
al Laboratorio Sociale Quarticciolo
v. Ostuni, 9
 
organizzano:
- Laboratorio Sociale Quarticciolo/Cda "la Talpa"
- Unione Sindacale Italiana
Individualità Anarchiche
 
tram 14 da Termini
bus 451 da  metro A Subaugusta e da metro B Pontemamolo

 

giovedì 7 giugno 2012

CARLA VERBANO CI HA LASCIATO, CARLA E VALERIO VERBANO RESTANO SEMPRE NEI NOSTRI CUORI E NELLE NOSTRE LOTTE

UNIONE SINDACALE ITALIANA – USI Fedele ai principi dell’AIT - SEGRETERIA
Roma – Largo Veratti 25 – 00146 - Tel. 06/70451981 – fax 06/77201444


USICONS - Associazione Utenti e Consumatori federata all’USI usicons.roma@gmail.com

Roma, 7 giugno 2012

"CARLA VERBANO CI HA LASCIATO, CARLA E VALERIO VERBANO RESTANO SEMPRE NEI NOSTRI CUORI E NELLE NOSTRE LOTTE”


L’Unione Sindacale Italiana Usi, ha avuto notizia della morte dopo lunga malattia, di Carla Verbano, mamma del compagno Valerio ucciso da un gruppo di nazifascisti il 22 febbraio 1980.


Da quella data, Carla si è sempre battuta per avere verità e giustizia, sull’assassinio del figlio e sulle oscure vicende che a distanza di oltre 30 anni, non hanno portato a sapere né gli esecutori materiali, né i veri mandanti.


L’abbiamo vista per tanti anni partecipare alle manifestazioni il 22 febbraio e alle tante iniziative, anche in occasione della presentazione fatta dall’Usi, dall’Usicons e da mamme antifasciste del quartiere Trullo Magliana presso lo spazio di Piazza Mosca 50 il 21 aprile di quest’anno del libro da lei scritto, oltre a quello presentato in concomitanza di Valerio Lazzaretti sulla morte di Valerio, avremmo avuto il piacere di ospitarla, ma le condizioni di salute già non le permettevano di muoversi.


Oggi chi di noi potrà liberarsi da impegni di lavoro e familiari, andrà a tributarle un saluto presso la palestra popolare intitolata a Valerio Verbano al Tufello, in ogni caso il suo ricordo come quello di Valerio, resteranno sempre nei nostri cuori e nelle nostre lotte, per un futuro diverso, migliore, senza oppressi e oppressori, liberato dal nazifascismo, dal razzismo, dall’ingiustizia sociale.

ORA E SEMPRE RESISTENZA…

A questo comunicato si associa il circolo antifasciste-i del Trullo, nato dopo l’iniziativa del 21 aprile 2012 di presentazione dei libri di Carla Verbano e di Valerio Lazzaretti, per ricordare il 25 aprile e la festa della Liberazione, unendo la lotta partigiana di ieri alle lotte antifasciste e di resistenza allo sfruttamento di oggi.


Segreteria naz. generale Confederazione Unione Sindacale Italiana

Associazione Utenti e Consumatori USICONS

Circolo antifasciste-i del Trullo – XV Municipio Roma

lunedì 12 dicembre 2011

Archivio operaio del sindacalismo rivoluzionario


in occasione dei 100 anni dell'Unione Sindacale Italiana, abbiamo messo in rete il progetto di "Archivio operaio", quale luogo virtuale dedicato alla storia e alla memoria del sindacalismo rivoluzionario e dell'azione diretta operaia italiana e internazionale.

            >>>>>  http://www.usistoriaememoria.blogspot.com/

lunedì 16 maggio 2011

presentazione libro "Valerio Verbano" ucciso da chi come perchè


VALERIO VERBANO, UCCISO DA CHI COME E PERCHE'
di Valerio Lazzaretti, Odradek edizioni 2011

Università di Roma Tre, fac. di Lettere e filosofia, aula 18
MERCOLEDI' 18 MAGGIO 2011

saranno presenti:
DAVIDE CONTI, storico della fondazione "L. Basso"
VALERIO LAZZARETTI, autore del libro

sabato 14 maggio 2011

Convegno del LIBERO PENSIERO

GIORNATE DEL LIBERO PENSIERO     

RIMINI   MAGGIO    2011

SABATO 21 MAGGIO
dalle ore 16 alle 20
Pratiche di autogestione della salute
Roberta Pari: Il Feldenkrais
Monica Franchini: Lo Yoga, respirazioni e posizioni per stare bene
Malgorzata Lasak: Massaggio Inca ”Qhaqoi”, massaggio dei curanderos andini.
MERCOLEDI 25 MAGGIO
ore 20,00
Mario Aluigi: "Il Rimedio Omeopatico"

GIOVEDI 26 MAGGIO
Ore 19,30 aperitivo
ore 20,30 Chiara Gazzola: presentazione "Divieto d'Infanzia"
ore 22,00 Vincenzo Serra in videoconferenza " Verità sulla morte di
Mastrogiovanni

VENERDI 27 MAGGIO
Ore 18.30, Raffaella Pozzi, “Lo Yoga della Risata”
ore 19,30 aperitivo
20,30 Paola Minelli, presentazione del libro "Sorvegliato mentale".
ore 22.00 proiezione documentari "Senza ragione" e "Reparto 14"

SABATO 28 MAGGIO
ore 11.00
 in centro con "La compagnia dell'Idea Bacata"
12,30 pranzo
ore 15.00 video conferenza con Gaetano Bonanno: "l'esperienza di Contraria-mente"
ore 16.00 Assemblea pubblica
scambi di esperienze, proposte pratiche e progetti a confronto

Interventi di apertura:
Carlo Ronci : (Unione Sindacale Italiana) "tagli all'assistenza sanitaria"
Collettivo Artaud Pisa:
Maurizio Bardeggia (Ass.ne Il nido del cuculo): "Progetti di solidarietà nella
valconca"
Stefano Lucchi (Ass.ne gattorosso gattonero): "Igiene mentale? libero
pensiero! Necessità di un forum sociale a difesa della autogestione della salute "
Sandro Capannini (redat. Sito "No pazzia"): Problematiche gravi di convivenza famigliare , necessità di luoghi di decompressione e non contenzione, esperienze europee.
microfono aperto per interventi
ore 20.00 cena

Evento organizzato da : Collettivo Tabula rasa, Associazione Gattorossogattonero, Grottarossa s.p.a.,Unione Sindacale Italiana, Associazione Il Nido De Cuculo,
Aderiscono e interverranno: Ass. I colori del Mondo,

mercoledì 11 maggio 2011

CINEFORUM: “La Settima Arte”, presenta:

VENERDI' 13 alle ore 20,30
con la collaborazione dello Sportello USICONS
di San Lorenzo in Via degli Equi, 25 Roma

il film: “La Cecilia” di Jean Louis Comolli
con Massimo Foschi, Vittorio Mezzogiorno, Maria Carta ..
Il film racconta la storia della Comunità Anarchica “La Cecilia” che venne fondata nel 1890 da Giovanni Rossi e da un gruppo di Anarchici italiani nello Stato del Paranà in Brasile.
Rossi era un agronomo anarchico, giornalista e militante libertario dell'AIT che cercava di rendere concrete le idee rivoluzionarie e libertarie che circolavano in quegli anni in Italia e in Europa.
Il film parte ironicamente da un paradosso: il finanziamento dell'esperimento della Comune da parte dell'imperatore del Brasile e la successiva nuova Repubblica che ne rinnega l'autonomia. Parla delle difficoltà anche economiche, dei contadini che rinfoltirono con le loro famiglie quella piccola società non accettandone a pieno le lotte, dell'amore libero accettato solo in teoria, delle discussioni sulle diverse visioni dell'anarchia …..
La Cecilia
un film su un pezzo dimenticato di storia dell'anarchismo; ma è anche un film sui problemi contemporanei: l'organizzazione, il ruolo della coscienza rivoluzionaria, la sessualità e la famiglia.
Il regista francese parte dagli scritti di Rossi, ma va oltre … Per Rossi  “La Cecilia” era un bell'esperimento, un tentativo per dimostrare la veridicità del comunismo libertario.
Entrata a offerta libera …..
piccolo ristoro prima e dopo la proiezione
Per contatti:
alex_950@yahoo.it –
rocho.andrew@gmail.com,
usicons.roma@gmail.com

domenica 8 maggio 2011

Roma, 1° Maggio 1891



“In quel giorno gli operai dovevano tenere il grande comizio in piazza Santa Croce in Gerusalemmea Roma, e i rinforzi di truppe venuti di fuori, non rassicuravano punto. Fino dalla mattina di quel giorno nelle vie, ove non si trovava una bottega aperta, circolavano in fretta pochissime persone, e nelle ore pomeridiane tutta Roma era avvolta in un silenzio di tomba; e neppure nelle strade più centrali si sentiva il rumore di una carrozza; soltanto lassù nell’estremo lembo del quartiere dell’Esquilino, si addensavano i soldati e la folla irrequieta. Alle 11 allievi carabinieri, fanteria e bersaglieri cingevano da tre lati la piazza Santa Croce in GerusaIemme; nel centro vi erano altre 4 compagnie e numerosissimi carabinieri, nel fondo della piazza due squadroni di Foggia cavalleria. Il palco per la presidenza del Comizio era stato eretto quasi nel centro della piazza. Alle 2 su quel palco vi erano gli onorevoli Ettore Ferrari, Maffi, Barzilai, il consigliere comunale Bianchi, Felice Albani, e l’avvocato Lollini, promotore del Comizio. Intanto giungevano, precedute da bandiere, tutte le rappresentanze dei circoli sovversivi «XX dicembre», «L. Rarsanti», «Valzania», «Unione Emancipatrice» ecc.. Quest’ultima aveva la bandiera verde spiegata con l’iscrizione «Vivere lavorando, morire combattendo». La «Federazione anarchico-socialista» fu accolta con applausi. Il Garofolo dichiarò aperto il comizio e subito prese la parola l’operaio Latella assicurando che per migliorare le condizioni degli operai era indifferente la forma di Governo. Egli invitò i compagni ad organizzarsi, ma a tenersi lontani dalle idee politiche. Le sue parole calme, che stonavano dopo tutta la propaganda violenta fattasi negli ultimi tempi, furono zittite. Dopo il Latella parlò il Piacentini in senso più accentuato; e per conseguenza fu più ascoltato. In quel momento Amilcare Cipriani fu condotto sui palco fra gli evviva e prese la parola il Liverani, anche più violento del suo predecessore. Egli disse: «Bisogna fare una guerra a coltello a quelli che ci opprimono. È tanto tempo che domandiamo legalmente i nostri diritti: otteniamoli con la forza». Salì allora sul palco il Bardi, un giovinotto anarchico; e prese a dire: «Questo giorno desiderato e finalmente venuto. In modo solenne per noi affamati, sfruttati da una classe che tutto ci toglie a viva forza, perfino i nostri fratelli, che ci fanno siepe d’intorno armati di baionette. Ma non ci sgomentiamo se questi poveri schiavi saranno costretti a scaricare i loro fucili contro di noi: il nostro sangue sarà seme che frutterà». «Questa classe dominante, frutto della corruzione e della infamia, deve essere abbattuta. Noi operai, oggi riuniti e uniti, sentiamo la forza di questo giorno solenne, non solo per noi, ma per tutto il mondo. Oggi forse qualcuno di noi sarà sacrificato per questa causa; a quelle vittime mandiamo un saluto! Alle nostre miserie, per cui imploraste mercè dal Governo, questi rispose inviandoci nuovi reggimenti. Ma non li temiamo. Un ministro disse in Parlamento là dove non si fanno che leggi dannose all’umanità, disse che la questione sociale essi si trovavano nella impossibilità di risolverla. Accogliamo quella dichiarazione perché ci dice che dobbiamo fare da noi». Dopo essersi scagliato contro la stampa pagata con i fondi segreti, e aver alluso al maggio fiorito, pieno di profumi floreali, esclamò: «Spandiamo ora il nostro sangue per l’umanità; sacrifichiamoci, e lasceremo un’aureola per le generazioni future. È tempo di farla finita; decidetelo voi!». La folla scoppiò in unanimi applausi, che si convertirono in fischi appena che il Moschini, altro operaio, volle consigliare la calma. I cavalleggeri, che erano scesi da cavallo, a questo punto, sentendo ripetutamente gridare: «Viva la rivoluzione!», salirono in sella. Amilcare Cipriani prese la parola per raccomandare la calma: «Lavoratori, — egli gridò — oggi in questa piazza, circondati dalle baionette del dispotismo, ci siamo riuniti per proclamare insieme ai nostri fratelli del mondo intero la rivendicazione dei nostri diritti, l’emancipazione del lavoro». «È ora di finirla» — urlano dalla folla. «Qui convenuti, — continuò l’oratore — animati da una stessa fede, provate, con la presente manifestazione, a coloro che sono al potere, ai padroni, ai capitalisti, che se domani vorrete, sarete i padroni della intera umanità! Oggi siete chiamati a provare quanti siete di numero e quanto tolleranti. Quando sarete stanchi, questa gente pasciuta dovrà cedere dinanzi a voi per amore o per forza». Il Cipriani concluse così il suo discorso, che parve moderato in confronto degli altri: «Sentite un uomo che non vi ha mai tradito. Organizzatevi e faremo facilmente sparire la microscopica falange dei neutri pasciuti. Se oggi siete venuti qui inermi, preparatevi a venirvi un’altra volta non con bandiere inutili, ma con qualche altra cosa fra le mani». L’eccitamento degli animi, dopo questi discorsi, che nessun delegato aveva ordine di far cessare, cresceva sempre fino a divenir frenesia. Un giovane operaio spinse la sua bella moglie, certa Elena Mulinelli, sul palco affinché parlasse, ma essa non seppe emettere altro che un: «Evviva la rivoluzione!» e si ritirò impaurita dagli urli. Dopo poche parole, pronunziare da due operai, salì la tribuna l’anarchico Venerio Landi: «Qualunque momento è buono — egli disse — per misurare le nostre forze. L’organizzazione è impossibile ad ottenersi e vano sperarlo. Andiamoci a misurare oggi, domani, quando vorrete!». «Oggi! oggi!» grida la folla. «E sia!» urlò il Landi, e fece per iscendere dal palco, mentre la folla alzava le mani urlando. L’ispettore Marchionni a questo punto fece squillare la tromba e ordinò lo scioglimento del Comizio. Tutti si davano a fuggire, il gruppo delle bandiere si sparpagliò, le bandiere furono strappare dall’asta, e intorno i soldati serravano le file; i bersaglieri scaglionati nella piazza si uniscono, formano due linee verso S. Croce in Gerusalemme, e si avanzano a passo di carica verso la folla. A un tratto però si fermano per lasciare il passo a due squadroni di cavalleria Foggia, che si avanzano a mezzo galoppo. Tutti fuggivano, una parte della folla si riversava nella strada interna delle mura, un’altra invadeva il palco della presidenza, e intanto le linee dei soldati si stringevano sempre più. La guardia Raco cade uccisa da una pugnalata. Amilcare Cipriani si getta sui carabinieri che facevano la guardia attorno ai palco e ne afferra uno per il bavero; quegli volgendosi lo ferisce; ovunque s’impegnano zuffe; i tumultuanti salgono sulle mura della città per evitare le cariche, e di lassù e dalle case ove molti si sono rifugiati, piove sui soldati una grandine di sassi, di pietroni, di lavagne e di piatti. In via Emanuele Filiberto i rivoltosi formano con carri e con masserizie le barricate, e in altri punti punzecchiano con coltelli, con chiodi, con lime i cavalli dei soldati, che sono riusciti ad asserragliarli. Ad ogni carica fuggono, si sbandano, e subito tornano compatti a insultare e molestare i soldati. La Camera teneva seduta in quel giorno, e gli on. Sola e Maffi interrogarono sui fatti di piazza Santa Croce in Gerusalemme il Ministro dell’interno, il quale rispose che le provocazioni erano partite dagli anarchici, e che i soldati avevano dato prova di grande pazienza. L’on. Ferrari prese la parola per accusare un ufficiale dei carabinieri di aver fatto inginocchiare l’on. Barzilai e di avergli gridato «vigliacco», dopo averlo ferito con una piattonata alla testa. Il cappello del deputato di Roma fu portato alla Camera ed esaminato, ma dalla vivace polemica che sorse rispetto a quel fatto, si venne ad appurare che l’ufficiale non aveva riconosciuto nel fuggiasco il Barzilai, e tanto meno lo aveva fatto inginocchiare. Per quei fatti dolorosi furono praticati più di 200 arresti. Anche Amilcare Cipriani, ferito alla testa, era tenuto in arresto in una casa in via Foscolo. Fra gli arrestati vi era il Moscardi, che vantavasi dell’uccisione della guardia Raco; il carrettiere Piscistrelli fu un’altra delle vittime. Tutti gli arrestati erano armati, e certi che avevano il revolver possedevano buona provvista di munizioni, segno certo che la ribellione era stata preparata.
Mentre su all’Esquilino avvenivano questi fatti, e tutto quel quartiere era guardato dai soldati, e le case piantonate, nel resto della città regnava ancora il solenne silenzio del pomeriggio, che aveva infuso tanto panico nei cittadini, e s’ignorava che cosa fosse avvenuto, né speravasi di aver notizie nella serata, perché le tipografie erano chiuse, e nessun giornale poteva pubblicarsi per la vacanza del personale.

Emma Perodi, “Roma italiana 1870 – 1895”, Centro Romano Editoriale, pag. 72